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Cybercrime, allarme di Confindustria: "Italia vulnerabile per basso livello di competenza"

In base ai dati resi noti dal Centro Studi di Confindustria nel suo rapporto presentato a Milano lo scorso 27 marzo, "la minaccia cibernetica a livello globale è destinata a crescere, di pari passo con la progressiva digitalizzazione della società a causa l’evoluzione degli strumenti di attacco".

Oltre ai problemi legati a un PIL azzerato e a una recessione economica in atto, il Centro Studi di Confindustria ha evidenziato come a paralizzare l´Italia sia anche la sua particolare vulnerabilità rispetto al tema della sicurezza informatica.

Lo studio ha quantificato che il costo degli attacchi cibernetici potrebbe mettere a repentaglio i benefici economici della digitalizzazione: nel 2030 potrebbero infatti arrivare a pesare per l’1,2% del PIL mondiale. L’Italia, viene osservato, si trova al 25/o posto su 28 in Europa per livello di competenze digitali e questa è la ragione della sua “particolare vulnerabilità agli attacchi”.

Lo attestano con chiarezza i dati: nel corso del 2018 gli attacchi cibernetici sono aumentati del 500%, interessando diversi e strategici settori economici: quello dell’energia (11% del totale), quello dei trasporti, quello delle telecomunicazioni e della finanza.

Stando a recenti sondaggi, il 39% degli italiani ha subito un reato o conosciuto una vittima del cybercrime (in linea con la media globale): le preoccupazioni maggiori che provengono dai cittadini sono il furto d’identità (81%) e l’hacking dei social media (80%).

Ad essere particolarmente temuti dalle persone sono inoltre crimini come le transazioni fraudolente bancarie o su carta di credito (71%), le false chiamate, mail e SMS (70%), il furto dell’account e gli acquisti online fraudolenti (68%).


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